I MILLE di Giuseppe Garibaldi
O Mille! In questi tempi di vergognose miserie – giova ricordarvi – l’anima si sente sollevata pensando a voi, quando stanca di contemplar ladri e putridume! Pensando che non tutti (perché la maggior parte di voi ha seminato l’ossa su tutti i campi di battaglia Italiani) non tutti, ma bastanti ancora per rappresentare la gloriosa schiera, restate, avanzo superbo ed invidiato, pronto sempre a provare ai boriosi nostri detrattori che tutti non son traditori e codardi, non tutti spudorati sacerdoti del ventre in questa terra dominatrice e serva!
“ Ove ci son dei fratelli che pugnano per la libertà Italiana, là bisogna accorrere per liberarsi dalla dominazione d’un tiranno! Per affratellarsi alla grande Famiglia Italiana”.
E non trovaste codardo pretesto, se la loro bandiera era più o meno rossa. Anzi – Repubblicani veri – voi faceste non solo il sacrificio della vita, ma delle convinzioni politiche vostr. Come Dante Repubblicani, come lui diceste: “ Facciam l’Italia anche col diavolo” e ben faceste; perché ai dottrinari che predicano principii, che non praticano, voi vittoriosamente potrete sempre rispondere: “ Noi non conosciamo altri principii senonchè i due, del bene e del male. E per l’Italia sarà sempre principio del bene, quella di volerla unificare. Far il bene della patria è la Nostra Repubblica”. “…………” Vogate! Vogate pure Argonauti della libertà, là sull’estremo orizzonte di Ostro splende un astro, che non vi lascerà smarrire la via, che vi condurrà per la mano al compimento della grande impresa; l’astro che scorgeva il grandissimo cantore di Beatrice, e che scorgevano i grandi che gli successero, nel più cupo delle tempeste: la Stella d’Italia! E voi giovani che mi leggete, lasciate pur gracchiare il dottrinismo. Ove in Italia si trovino Italiani che pugnano contro tiranni interni e soldati stranieri, correte in aiuto dei fratelli, e persuadetevi che il programma di Dante “ Fare l’Italia anche col diavolo”, vale ben quello dei moderni predicatori di principi che millantano il titolo di partito d’azione, avendo passato tutta la vita in ciarle. Quando l’avanzo dei Mille, che la falce del tempo avrà risparmiato, seduti al focolare domestico, la racconteranno ai nipoti la quasi favolosa impresa a cui ebber l’onore di partecipare, oh! Essi ben ricorderanno alla gioventù attonita i gloriosi nomi che formavano l’intrepidissimo naviglio, e la santa soddisfazione provata d’esser corsi alla riscossa degli schiavi.
Vogate! Vogate! Voi portate i Mille a cui s’aggregheranno i milioni, il giorno in cui queste masse ingannate capiranno esser prete un impostore, e le monarchie un mostruoso anacronismo.
Com’eran belli – Italia! – i tuoi Mille! In borghese, pugnando contro i piumati, gl’indorati sgherri, spingendoli davanti a loro, come si trovavano nelle officine quando chiamati dalla tromba del dovere!
Belli, belli! Erano, coll’abito ed il cappello dello studente, colla veste più modesta del muratore, del carpentiere, del fabbro.* E davanti a quella non uniformata, pochissimo disciplinata gente, fuggivano i grassi, argentati, ristagnati, spallinati venditori di coscienza.
Belli! I tuoi Mille, Italia! Essi rappresentavano il tuo esercito dell’avvenire. Non più Mille allora, ma milioni! Ripeto. Ed allora? Allora spariranno dalla tua terra, bella Infelice! I boriosi tuoi dominatori, e con loro chi infamemente speculava sulle tue miserie, e le tue vergogne!
I Mille, ricordatelo giovani Italiani, devono essere sostituiti dal milione, dieci eserciti indorati fuggiranno davanti a voi, come fumo spinto dal vento! “……”
* I contadini non sono menzionati perchè non c’erano e perché ritenuti al servizio dei preti.


